Come ho già avuto modo di raccontarvi ho fatto la strada da Memphis a Dallas ascoltando Elvis Channel .. quindi se all'improvviso mentre stiamo parlando normalmente dovessi iniziare a cantare "Suspicious minds " spero mi perdonerete.
La strada verso Dallas contempla l'attraversamento dell'Arkansas che dicono sia uno stato naturalisticamente molto bello ma per quello che abbiamo visto noi abbastanza ordinario sia nel percorso autostradale che nella capitale Little Rock che abbiamo visitato al volo. Lasciamo pertanto allo stato di Bill Clinton il beneficio del dubbio e proseguiamo verso la nostra meta: Dallas.
Appena entrati nel Texas lo scenario che si apre ai nostri occhi è esattamente come ce lo aspettavamo: ranch con mandrie di bestiame al pascolo ai lati della strada e più in generale la sensazione di uno stato con quello che gli americani chiamano "attitude" ovverosia un carattere/uun'identità precisa.
Dallas è una città molto grande ma ancora più grande è l'area urbana che comprende le città limitrofe che di fatto la rendono una metropoli con tutti gli oneri e gli onori del caso.
Tra gli oneri, citando Jonny Stecchino, c'è il "traffico" .. Faccio una puntualizzazione: ci sono poche cose che mi fanno veramente paura (le finali di Champions, dimenticare una maglietta rossa nella lavatrice del bianco, il suffragio universale etc..) ma trovarsi di continuo in autostrade a 4 corsie con sorpassi ammessi a destra e a sinistra, con svincoli che si sormontano continuamente, con un navigatore programmato da un tossico di crack che ti avverte di svoltare 25 metri prima ma soprattutto tutto quanto già elencato a bordo di una Nissan Versa che è grande come il ruotino di scorta dei pick-up che ti circondano è un punto da aggiungere alla lista.
Ciò premesso notevole la skyline della città sia di notte arrivandoci che dall'interno della downtown.
Una tappa immancabile per Dallas è il "Sixth Floor Museum" che è situato esattamente nel palazzo e nel piano da dove, secondo la versione ufficiale, Lee Harvey Oswald sparò a JFK il 22 novembre 1963. Nel museo, che personalmente ho trovato estremamente interessante è che mi sentirei di consigliare, trova spazio il racconto fotografico degli USA nei primi anni '60, del conteso della presidenza Kennedy e, ovviamente, il resoconto del giorno in cui il presidente venne ucciso lasciando spazio anche alla teorie "alternative" a quella ufficiale (ed essendo il museo comunque pubblico non era una cosa affatto scontata) .
La sera invece ci siamo concessi una parentesi a cui, trovandoci in Texas, non potevamo rinunciare: il rodeo!
Appena fuori Dallas nella località Stockyard è stato mantenuto un villaggio quasi interamente in stile western con al centro l'arena per il Rodeo. Pur consapevoli che si tratta di una cosa per turisti due cose mi hanno colpito:
il calore con cui gli statunitensi hanno seguito l'inno prima dell'inizio della manifestazione! Veramente sentito da grandi e piccini con bandiere baciate in maniera sincera. Noi in Italia certe scene le vediamo solo ai Mondiali e se arriviamo almeno in semifinale ..
Come "The show must go on" comunque quando dopo un brutto infortunio occorso ad un atleta durante il bull riding (brutta scena veramente) lo speaker abbia liquidato tutto con un "The know it's a risky sport" ..
Con questo lasciamo il continente per un po' .. si va ad Honolulu .. vi penseremo .. Ciao!
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Grazie del resoconto, ora aspettiamo le bellissime Hawaii
RispondiEliminaForte ;-)
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